Gen 28, 2019 News 0 comment

Prevenzione Alzheimer

Alzheimer, con un esame del sangue si può smascherare la malattia con anni di anticipo

In futuro la scoperta potrebbe essere usata per valutare qualsiasi tipo di danno al cervello

Smascherare l’Alzheimer con anni di anticipo rispetto alla comparsa dei sintomi diventa possibile, grazie a un nuovo esame del sangue che riconosce la presenza di una proteina “spia” del danno cerebrale provocato dalla malattia già nelle primissime fasi. Al momento è stato sperimentato con successo su pazienti con una rara forma familiare di Alzheimer precoce, ma in futuro potrebbe essere usato per valutare qualsiasi tipo di danno al cervello.

A indicarlo è uno studio pubblicato su Nature Medicine dall’Università di Washington, in collaborazione con il Centro tedesco per le malattie neurodegenerative (Dzne), l’Istituto Hertie per la ricerca clinica sul cervello (Hih) e l’Università di Tubinga. La novità del loro lavoro sta nell’aver messo a punto un test del sangue universale per la valutazione dei danni al cervello. L’esame, infatti, non va alla ricerca di un marcatore specifico dell’Alzheimer come la proteina beta-amiloide, bensì di una proteina filamentosa, chiamata Nfl, che fa parte dello “scheletro” interno dei neuroni.

In caso di danno o morte delle cellule nervose, Nfl fuoriesce nel liquido cerebrospinale che avvolge cervello e midollo spinale, passando poi nel sangue. Lo studio condotto su oltre 400 persone (di cui 247 portatori dei geni dell’Alzheimer precoce e 162 familiari sani) ha dimostrato che l’aumento della proteina Nfl nel sangue rispecchia in modo preciso il danno cerebrale, consentendo di prevedere la sua evoluzione nel tempo.

Nello studio “siamo stati in grado di prevedere la perdita di massa del cervello e i deficit cognitivi che si sono poi verificati due anni più tardi”, ha spiegato il ricercatore Mathias Jucker del Dzne. Questo marcatore del danno cerebrale “potrebbe essere facilmente inserito nei test di screening usati in neurologia”, ha poi sottolineato il radiologo Brian Gordon dell’Università di Washington. “Lo abbiamo validato in malati di Alzheimer – ha aggiunto – perché sappiamo che il loro cervello va incontro a una forte neurodegenerazione, ma questo marcatore non è specifico: alti livelli nel sangue potrebbero essere la spia di molte malattie neurologiche e traumi”.